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Addio Sergio

Ci ha lasciati Sergio Zucchelli, amico e giocatore bolognese. I neofiti del bridge ne hanno sentito parlare ma purtroppo, per loro, non l'hanno conosciuto di persona. E' difficile riuscire a descriverlo, sia a livello personale che bridgistico, in quanto persona unica nei suoi naturali talenti. Preferiamo pubblicare le lettere scritte dagli amici ed allievi Vittorio Golfarelli, Angelo Saccaro e Cesare Tamburrini e condivise da tanti.

Lunedì 19 alle ore 14:30 si svolgerà il funerale nella "Chiesa dei Santi Vitale e Agricola", via San Vitale 50.

 

Bologna 16-11-2012

Oggi Sergio Zucchelli ci ha lasciato, e malgrado il suo stato di salute non gli abbia permesso di esserci vicino negli ultimi anni, credo che tutti i bridgisti bolognesi debbano essergli grati per quanto ha dato e fatto per il nostro circolo, sia in materia di insegnamento che di prestigiosi risultati agonistici di cui le nostre bacheche sono piene di testimonianze. Molti soci non hanno avuto il piacere di conoscerlo personalmente mentre quelli di lunga data sono sicuro che lo ricordano con affetto. Per me, e non solo, è stato il "Maestro", senza i suoi insegnamenti e il privilegio di giocare con lui per anni non avrei mai raggiunto i risultati che ho ottenuto e non sarei tecnicamente lo stesso bridgista che sono adesso; credo che questo valga per molti altri che con  lui hanno condiviso bridge e tagliatelle, in serate in osteria che valevano più di 100 lezioni, parlo di Barbara, Matteo, Gabriele e tanti altri amici che non sto qui ad elencare.

Grazie Sergio !

Vittorio


 

La notizia della morte di Sergio Zucchelli mi ha colpito come un gancio a freddo. Alberto Benetti direttore del bollettino dei campionati a coppie miste in svolgimento a Salsomaggiore, ha titolato il bollettino n° 3 di sabato 17 novembre: “un grande ci ha lasciati”. Da tempo non vedevo Sergio perché debbo confessare che non volevo averne il ricordo della sua lenta e debilitante agonia. Lo voglio ricordare nel pieno delle sue forze quando faceva uso della sua graffiante ironia per dare un soprannome, per emettere una sentenza bridgistica, per battezzare un giocatore o risolvere una mano particolarmente interessante. Per me Gino (come lo chiamavamo noi suoi amici) è stato il “Maestro” di bridge che mi ha permesso di apprezzare al meglio il bellissimo gioco che noi pratichiamo. Eravamo anche compagni di merende all’ippodromo dove lui mostrava tutta la sua ingenuità risultando un perdente. Del resto Sergio tanto era forte, potente, definitivo quando parlava di bridge, quanto era fragile in tutto il resto. Traendo spunto dalla frequentazione ippica aveva coniato per me e per il mio compagno di allora Gippi Strazzari il soprannome prima di “francesi” e poi, più specificatamente di “marsigliesi” stante il nostro stile di gioco che evidentemente gli ricordava il modo di correre dei cavalli francesi in mezzo alla pista sempre all’attacco. Del resto non eravamo gli unici fra i suoi allievi ad essere gratificati dai suoi soprannomi. C’erano le “guerrigliere”, poi le “polacche” fra le sue allieve predilette. Soltanto chi faceva parte di una sua “elite” era degno di un soprannome, spesso graffiante ma tutto sommato da noi tutti ambito.    

Sergio aveva messo a punto un sistema licitativo inserendo alcune convenzioni pescate qua e là nella sua importante esperienza anche internazionale, in una base di naturale lungo corto estremamente fruibile ed efficace. In giro per l’Italia tutti conoscevano il sistema di Bologna di Zucchelli  sino a quando le mode non l’hanno accantonato in una nicchia per i soli fedelissimi.

Ciao Sergio. Ti voglio ricordare nella terrazza del circolo del bridge a Milano Marittima quando ci organizzavi una partita libera di grande interesse o un duplicato a buon livello con i migliori giocatori in zona. In quelle occasioni non ammettevi di poter perdere e se ciò raramente avveniva andavi in collera e maledicevi la tua sfortuna. Era giusto così. Gino era un fenomeno e non poteva essere paragonato a noi “normali”.

Un grande bridgista ci ha lasciati come titola Alberto Benetti ma con lui ci ha lasciati un’epoca, un modo di apprezzare il gioco e le discussioni più animate che purtroppo il “bridge moderno” non può più regalarci.

Riposa in pace caro vecchio Zucc.

Ciao.

Angelo

 

 

Mi sono serviti due giorni per riprendermi dal dispiacere della scomparsa di Sergio .
Avevo instaurato  con lui un rapporto che andava al di là del rapporto bridgistico e credo di averlo   conosciuto molto a fondo, pur essendo divenuto socio del circolo solo a metà degli anni ’80. L’immenso talento che aveva nel bridge si accompagnava ad una simpatia naturale e ad un sarcasmo graffiante ma dolce. Ancora oggi i suoi insegnamenti sono alla base di molti sistemi giocati da tutti noi, tutti gli dobbiamo qualcosa, anche chi non lo ha conosciuto.
Confesso che avevo smesso di andarlo a trovare perché mi faceva troppo male vederlo silenzioso ed immobile con lo sguardo perso nel vuoto e volevo ricordalo com’era nei suoi momenti migliori.
Grazie Sergio, non troverò, in questa vita, un altro giocatore come te, non mi resta che sperare di ritrovarti in una vita migliore.
Cesare
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