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I Campionati a coppie visti da Angelo Saccaro

Brutti, sporchi e cattivi.

Di Angelo Saccaro
 
Ho partecipato, ahimè, ai campionati a coppie open di primavera 2011. Per me è stata l’ennesima occasione di partecipare a Salsomaggiore ad un campionato nazionale ma ritengo che, per lo meno per le competizioni a coppie, sarà l’ultima. Il fatto è che non ho più il fisico per certe performance e con il passare degli anni, “la fatica è sempre più del gusto”. La formula prevede che nelle prime due sessioni del giovedì (pomeriggio e sera per complessive 44 mani) si affrontano le qualificazioni secondo la destinazione iniziale determinata dall’organizzazione (sono predefinite le teste di serie e si evita di far incontrare coppie provenienti dalla stessa associazione ma possibilmente anche della stessa regione). Qui la prima scrematura: 96 coppie vengono chiamate a disputare le semifinali, le rimanenti (in questa edizione altre 259 coppie) finiscono nel girone degli inferi. Non che non esista una qualche prova d’appello ma per chi risulta “segato”, si fa veramente dura. La giornata del venerdì è dedicata alle semifinali A (46 mani in due turni da 30 e 16) per gli eletti e B (44 mani divise in due turni). Il sabato è dedicato alla fase finale. Si determinano 4 gironi rispettivamente formate da 34 coppie (finale A) e 26 coppie per le rimanenti tre finali. Tutte le altre coppie finiscono per giocarsi gli ultimi “spiccioli” nel marasma del girone E che permette di poter chiudere la performance entro il tardo pomeriggio del sabato. Per i superstiti la “gabella” di doversi fermare anche il giorno dopo non giocando al sabato sera ma disputando le ultime 16 mani alla domenica mattina. Questo finale penso che scaturisca dal desiderio della federazione di far trattenere i giocatori per una notte in più a beneficio degli albergatori che del resto riconoscono all’organizzazione una fetta (il gestore dell’albergo in cui ero alloggiato quest’anno mi ha riferito del 15%) del fatturato alberghiero. Non per niente all’atto dell’iscrizione viene chiesto a tutti i partecipanti in che albergo alloggiano. Infastidito da questa procedura un anno ho risposto “in macchina” ed il distratto arbitro incaricato della schedatura dei giocatori, mi ha chiesto, sorpreso: “dove si trova?”, ed io: “in strada”.
Rimandando alla lettura del comunicato del comitato regionale Emilia-Romagna che ben descrive gli ottimi risultati sportivi conseguiti dei nostri corregionali, vorrei farvi carico, almeno in parte, del disagio da me avvertito durante tutta la manifestazione. Ho iniziato il campionato nello scantinato del bellissimo salone moresco, pomposamente chiamato “taverna” per poi concludere nello scantinato della sala bridge rama ancora più velleitariamente chiamato “sala esposizioni”. In entrambe le situazioni si aveva la sensazione di disagio, di mancanza d’aria, di precarietà che si confermava quando c’era la necessità di servirsi dei servizi igienici vere e proprie “latrine” con i piatti alla turca intasati e ricolmi di urina e quanto altro. Che dire dei relativi frequentatori? Degni di quei cessi. Vi risparmio ulteriori amenità voglio solo raccontarvi il mio incontro in quella sede con un campione che si era proposto (fortunatamente senza successo) quale presidente della nostra federazione: con la fessa spalancata, i pantaloni bagnati di urina, i capelli scarmigliati ed il volto rubizzo sembrava l’emblema della decadenza e del look svaccato. A proposito del look che dire dell’incredibile distesa di scarpe da ginnastica sdrucite e puzzolenti, dei calzini di tutti colori e le fogge che facevano capolino stante i pantaloni a zompa fosso sdruciti e pieni di macchie d’unto ostentati dalla maggior parte dei gentiluomini che completavano l’abbigliamento con magliette “sportive” che certamente i profughi di Lampedusa non avrebbero accettato nel proprio guardaroba. E le signore? Degne compagne di tali figurini con qualche sporadica impacciata eccezione. Per fortuna l’aria era profumata e sapeva di pulito almeno per chi per sua fortuna si fosse fatto una canna. Durante uno degli ultimi incontri dell’ultimo turno ho fatto visita ad un signore non più in giovane età che ostentava il fatto di essersi levato le scarpe lasciando vedere (e sentire) le sue estremità avvolte in calzini di lanaccia, variamente colorata tenuti a garganella. Non potendo ignorare il mio sguardo a dir poco interrogativo, si mostrava sorpreso del mio atteggiamento e pronto ad attaccar briga. Finita rapidamente la mano il “signore” imbracciava l’immancabile telefonino per fare una telefonata hard di buona notte alla sua compagna, in puro dialetto inintellegibile, forse bergamasco deludendo il mio intuito che lo aveva battezzato “pastore sardo”. Chiedo scusa a quella categoria per i cattivi ingiustificati pensieri che l’incontro mi aveva suscitato. E così via; mi fermo qui per evitarvi il disgusto che altri racconti potrebbero suscitarvi. Passiamo ai “cattivi”. Tutti i signori avversari si presentavano a dir poco contrariati continuando a discutere della mano precedente ignorando completamente i nuovi venuti (malvezzo questo molto diffuso anche fra i milordini dei nostri circoli). Poi se si dava spazio per ottenere un vantaggio, eccoli approfittare del coglione che prestava il fianco ad un possibile vantaggio (come a me è successo nei confronti dell’ottimo Tramonto) per estorcere un vantaggio con l’avallo degli arbitri a cui non interessava nulla la forma ma che volevano soltanto applicare la dura legge del regolamento dei campionati (ben più rigida rispetto a quella che si applica nei tornei federali di circolo). A proposito di arbitri: non fregava niente se alcune coppie erano colpevolmente sempre in ritardo danneggiando altri giocatori lasciando passare senza muovere ciglio sino a dieci-undici minuti rispetto ai sedici concessi per ogni turno. Poi se chiamati, prendevano atto del “problema” che poi spariva come nelle cose di mafia, nei meandri della burocrazia bridgistica senza più dar notizia di sé. Del resto i tempi erano così ristretti che non ci si poteva attardare più di tanto avendo sempre l’incubo di perdere il tram della smazzata successiva. In un’altra circostanza il romano Gullotta che terminerà al terzo posto nella classifica generale assoluta, a fronte di un mio taglio che ne ha determinato la “caduta” di una levè al per lui ovvio contratto di manche, si è precipitato a fine giocata a strapparmi di mano le carte per verificare se davvero avessi avuto da tagliare. In quel momento, come d’incanto mi è venuto in mente il ricordo dell’atmosfera di  tanti anni fa quando, in occasione di un festival di Venezia, all’hotel Excelsior Omar Sharif nel suo perfetto smoking classico invitava alcuni bridgisti, scelti a caso, nella sua suite a completare la serata con una partita libera offrendo champagne rigorosamente millesimato ai suoi ospiti. Adesso io non pretendo tanto ma da allora ad ora quanti passi indietro ha fatto il mondo del bridge!!!. Consoliamoci pensando che il ritorno a casa mi ha permesso di apprezzare il comportamento dei miei consoci che ho rivalutato dopo averli, a questo punto dico ingiustamente, accusati di comportamento qualche volta  grossiere. Direte che questo mio astio è dovuto al fatto che sono terminato in fondo alla classifica a giocare in cantina? Può darsi ma alla mia età (a proposito auguri a Pino Vicini che ha ieri festeggiato i suoi primi 90 anni) mi posso permettere qualche piccola debolezza.
Alla prossima
 
Bologna fine marzo 2011.
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